I sogni sono l’unica salvezza, amico.
(j . Nussbaum, Il lungo viaggio nella corrente)
Scrivere = essere qui
6 magImmaginare un linguaggio significa, sempre, immaginare una forma di vita. Scrivere è, sempre, un’esplorazione allo stesso tempo di sé e del mondo, un viaggio di scoperta, una ricerca di senso, il gesto politico e rivoluzionario di chiamare le cose con il loro nome.
Scrivere è essere qui.
(G. Carofiglio, La manomissione delle parole)
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Servire l’uomo
3 mag” [...] Si serve l’uomo nella sua totalità o non lo si serve per nulla. E se l’uomo ha bisogno di pane e di giustizia e se si deve fare quanto occorre per soddisfare questo bisogno, egli ha anche bisogno della bellezza pura, che è il pane del suo cuore”.
La bellezza non è dunque un ornamento. E’ una forma di salvezza e insieme una categoria morale. E’ il sintomo, o forse, più precisamente, il farsi visibile e concreto del bene morale.
Bellezza è giustizia, come nell’antichità, come nel Rinascimento.
(G. Carofiglio, La manomissione delle parole)
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Cambiare il mondo
29 aprCon l’autonomia, con la responsabilità, con la capacità di ricordare il passato e raccontarlo, con l’arte e il coraggio di leggere e raccontare le storie, possiamo cambiare il mondo, immaginare – cercare – di rifarlo come dovrebbe essere. Per riuscirci, dobbiamo mantenere viva la capacità di ribellarci al mondo “as it is”, così com’è. Avere il coraggio di essere rivoluzionari, di dire no.
La ribellione è il contrario dell’obbedienza ottusa, a ogni costo, della rassegnazione all’ingiustizia, all’iniquità, allo squallore. E’ capacità di esercitare il ripudio – dell’ingiustizia, dell’iniquità, dello squallore – che è sancito anche dalla Costituzione. Ribellione è responsabilità, autonomia, affrancamento. E’ rimedio contro la bruttezza, l’umiliazione, la perdita di dignità.La ribellione è la via per la bellezza.
(G. Carofiglio. La manomissione delle parole)
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Ribellione e non violenza
19 aprL’idea di ribellione a cui mi piace pensare è invece ancorata in primo luogo ai valori della giustizia sociale e globale. E anche ad altri, in realtà: perché possiamo ribellarci alla volgarità dell’arte o della letteratura, al degrado della città e della vita pubblica, alla corruzione delle istituzioni.
Possiamo – e probabilmente dobbiamo - ribellarci sempre, e in qualsiasi campo. Anche alla manipolazione delle parole: perché già solo chiamare le cose con il loro nome è un atto rivoluzionario.
Il criterio è dato da un sistema di valori, etici, civili, estetici, che operino come strumenti di scrutinio per l’esercizio dei poteri: economici, religiosi, professionali, culturali, politici. Poteri che si esercitano sui corpi o poteri che si esercitano sulle anime. Quando questo sistema viene attaccato, violato, messo in pericolo, ribellarsi è sano, necessario, indispensabile. E’ un gesto di autonomia e di responsabilità: dunque, un gesto di umanità. E il modo, l’unico modo, è la non violenza.
(G. Carofiglio, La manomissione delle parole)
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Il “fare”
15 aprSarà bene riflettere sulle degenerazioni cui può condurre l’enfasi del “fare”, usato assolutamente e senza oggetto come piace a molti: un “fare” astratto e indeterminato che, proprio per fondarsi sul primato dell’azione e non del pensiero, rischia di essere, nel migliore dei casi, un contenitore vuoto. Ne consegue, fatalmente, il disprezzo retorico, e pericolosissimo, per le “parole”, che invece fondano l’azione e la iscrivono in un panorama di senso.
(G. Carofiglio, La manomissione delle parole)
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Pericoli delle parole e loro antidoti
12 aprLe parole come minime dosi di arsenico, dall’effetto lentamente, inesorabilmente tossico: questo è il pericolo delle lingue del potere e dell’oppressione, e soprattutto del nostro uso – e riuso – inconsapevole e passivo.
Per questo è necessaria la cura, l’attenzione, la perizia da disciplinati artigiani della parola, non solo nell’esercizio attivo della lingua – quando parliamo, quando scriviamo – ma ancor più in quello passivo: quando ascoltiamo, quando leggiamo.
[...]
La lingua, “se può muoversi liberamente”, è per natura ricca, perché si piega a esprimere, a dire tutte le esigenze, tutti i sentimenti umani: e dunque, come vontravveleno, converrà ricordare che – non per pedanteria filologica, ma per autoconservazione – bisogna combattere l’impoverimento della lingua, la sciatteria dell’omologazione, la scomparsa delle parole.
G. Carofiglio, La manomissione delle parole
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Limiti del linguaggio, limiti del mondo
12 apr“I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo” ha scritto Ludwig Wittgenstein: la caduta del linguaggio – si può arrivare a dire – è la caduta dell’uomo.
[...]
L’abbondanza, la ricchezza delle parole è dunque una condizione del dominio sul reale: e diventa, inevitabilmente, strumento del potere politico. Per questo – argomenta Zagrebelsky – è necessario che la conoscenza, il possesso delle parole siano esenti da discriminazioni, e garantiti da una scuola eguale per tutti.
Ma il numero delle parole conosciute non ne esaurisce lo straordinario potere sugli uomini e sulle cose. Un ulteriore segnale del grado di sviluppo di una democrazia e, in generale, della qualità della vita pubblica si può desumere dalla qualità delle parole: dal loro stato di salute, da come sono utilizzate, da quello che riescono a significare.
Tutti possiamo verificare, ogni giorno, che lo stato di salute delle parole è quanto meno preoccupante, la loro capacità di indicare con precisione cose e idee gravemente menomata.
Le parole devono – dovrebbero – aderire alle cose, rispettarne la natura.
[...]
Scorate, negli ultimi istanti della sua vita, raccomanda a Critone: “Tu sai bene che il parlare scorretto non solo è cosa per sé sconveniente, ma fa male anche alle anime”. E tuttavia il “parlare scorretto”, la progressiva perdita di aderenza delle parole ai concetti e alle cose, è un fenomeno sempre più diffuso, in forme ora nascoste e sottili, ora palesi e drammaticamente visibili.
G. Carofiglio, La manomissione delle parole
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Le parole fanno le cose
8 aprLe parole sono anche atti, dei quali è necessario fronteggiare le conseguenze. Esse sembrano non avere peso e consistenza, sembrano entità volatili, ma sono in realtà meccanismi complessi e potenti, il cui uso genera effetti e implica (dovrebbe implicare) responsabilità.
G. Carofiglio, La manomissione delle parole
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